Labyrinthus. Tutto quello che hai lasciato qui

Chi di noi non si è mai sentita sola? Chi di noi non ha mai pensato di non riuscire ad andare oltre a un profondo dolore? Chi non ha mai indossato una maschera per farsi forte e impenetrabile? Chi non si è mai detta “nessuno può capirmi!”?

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Otto donne.
Tutte meravigliose, uniche, eccezionali. Artiste che hanno raggiunto l’eccellenza nelle loro carriere tanto da renderle delle vere e proprie icone. Cantanti, attrici, poetesse e persino piloti. Donne speciali ma incredibilmente sguarnite di fronte all’amore. Spesso insicure, altre volte succubi, talvolta rassegnate a una solitudine generata da grandi paure. Donne che ci sembrano lontane ma sono incredibilmente vicine. Sono come te, come me. Sono noi. Siamo noi.

Queste otto donne – e noi con loro – si incontreranno in un unico luogo, da sabato 5 marzo.
Le conosceremo una ad una attraverso un percorso all’apparenza contorto – un labyrinthus per l’appunto – che ci porterà ad avere un contatto personale e intimo con ognuna di loro, nonché con noi stesse.
Maria Silvia Avanzato, Marilisa Mainardi e Annelisa Bonetti, in collaborazione con Associazione Culturale Diciottoetrenta, la Consulta delle Donne e con il patrocinio del Comune di Budrio, danno voce a queste donne e al loro complesso rapporto con l’amore, le delusioni, le indifferenze. Voci che rivivono grazie alle interpreti: Teresa Fava, Stefania Borghi, Meltea Keller, Debora De Francesco, Stephanie Pitala, Marilisa Mainardi e Maria Silvia Avanzato in una performance per la regia di Gabriele Vincis.

Attraverso parole, immagini e suoni le conosceremo e le ascolteremo così come non si sono mai raccontate.
Per far sì che nessuna donna si senta più sola di fronte all’abbandono. Per far sì che nessuna di noi si senta più sola di fronte all’amore.

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