Diario di viaggio

Bologna pills – 18/10/2014

E’ stato bello accompagnare i nostri ospiti nella visita di questa splendida città, la nostra splendida città!

C’è un’emozione particolare quando si parla delle cose che si amano. E non è che le si amino un po’, ma le si ama alla follia.

Così abbiamo iniziato il nostro percorso da una ferita.

Alla stazione centrale abbiamo ricordato quei momenti che hanno spezzato il fiato a tutti i bolognesi. Era il 2 agosto del 1980 quando una bomba colpì al cuore la città. Se ne respira ancora il ricordo alla stazione Centrale, attraverso l’orologio fermo alle ore 10:25 su Piazza delle Medaglie d’Oro e nella sala d’aspetto di seconda classe dove è rimasto il cratere creato dall’esplosione, il muro spezzato e una lapide commemorativa delle 85 vittime.

Usciti dalla stazione abbiamo ripercorso insieme parte della storia della città, a partire dalle sue mura e dalle note porte, punto di riferimento essenziale dei bolognesi.

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Porta Galliera

 

Porta Galliera, nonostante l’aspetto attuale, decisamente barocco, sorse nel Basso Medioevo per mettere in relazione vie di terra e di acqua che conducevano verso Ferrara. Durante il recupero fatto nei primi anni duemila (dalla splendida iniziativa di Banca di Bologna e con il contributo di noti cantanti, http://www.restaurodelleportedibologna.it/) sono stati valorizzate le antiche tracce ed è tornato alla luce il canale; questa operazione di recupero fa di porta Galliera una sorta di museo archeologico a cielo aperto.

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Porta Galliera

In uno spazio che sta tra la porta, la Montagnola e il parcheggio dell’autostazione si trovano i resti di un antico palazzo, voluto dal Cardinale Bertrando del Poggetto nel periodo in cui la sede papale si trovava ad Avignone con l’intento di ricordare al mondo quanto fossero importanti Bologna e il papato in Italia. I suoi intenti però vennero vanificati dalle insurrezioni popolari che si susseguirono varie volte negli anni successivi, a dimostrazione di quanto i cittadini non avessero accettato l’innalzamento delle tasse conseguito alla costruzione del palazzo.

Abbiamo poi percorso via Indipendenza, senza trascurare di far osservare le splendide sculture, anch’esse restaurate di recente, che immettono al giardino della Montagnola. Si è sottolineato anche l’importante lavoro di recupero dell’arredo urbano realizzato dalla Fondazione Neri di Longiano (http://www.museoitalianoghisa.org/?L=IT) , dotata di amplissimo archivio multimediale ed importante centro studi della materia.

E di inizio del Novecento si è parlato anche quando abbiamo sostato presso uno degli ingressi dell’hotel I portici (http://www.iporticihotel.com/) , sede un tempo del favoloso café chantant Eden. Dalle ceneri della vecchia e grigia sede centrale dell’Enel è stata ritrovata, durante i lavori di ristrutturazione, una decorazione in ghisa. Da quella si è partiti per ricostruire il fulgore di quello splendido luogo simbolo della Bologna della Belle Époque.

Percorrendo via Indipendenza e soffermandoci sui numerosi dettagli liberty, a partire dai portici, non potevamo non raccontare la storia dell’Arena del Sole, che affonda le sue radici all’inizio dell’Ottocento, sulle spoglie di un antico convento dismesso in epoca napoleonica e oggi sede del teatro stabile di Bologna.

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Arena del Sole, via Indipendenza.

In fondo a via Indipendenza si trova quella che viene anche chiamata la “cattedrale nascosta”, ossia San Pietro. Nonostante non la si riesca a vedere bene perché schiacciata dai palazzi circostanti che le fanno perdere l’imponenza che la grandezza delle struttura le conferisce, le dimensioni si colgono immediatamente appena vi si entra. Sorta su un edificio di culto di origine pagana ha un’origine antichissima ed ha subito numerose modifiche negli anni.

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Cattedrale di San Pietro, via Indipendenza.

Si giunge dunque in piazza Maggiore e lo sguardo si apre alla visione di questi edifici dal sapore prevalentemente medievale, si guarda con ammirazione alla neo-restaurata facciata della Basilica di San Petronio e all’ampiezza della piazza stessa, tra le più grandi della penisola. Doveroso soffermarsi vicino alla fontana del Nettuno per descriverne non solo la bellezza artistica ma per raccontare anche aneddoti leggendari. Impossibile non strappare un sorriso ai nostri ospiti facendo notare la particolare prospettiva che rende il nostro dio del mare molto ben dotato.

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Di lì poi siamo passati a raccontare le vicende storiche dei palazzi della piazza: Accursio, Notai, dei Banchi, Re Enzo, il Podestà e siamo entrati in Sala Borsa che, dopo alterne vicende più o meno fortunate, è ora la biblioteca a scaffale più grande d’Italia. Le affascinanti strutture sono rese preziose dai resti della Bologna romana e dal gran numero di libri consultabili.

Imperdibile poi il passaggio sotto la galleria che collega Palazzo del Podestà con Palazzo Re Enzo. Qui è bello immaginare quale potesse essere il caos che regnava ogni giorno nei secoli passati. Infatti, prima che si costruissero il loro palazzo avevano sede qui le contrattazioni e la redazione dei contratti ad opera dei notai; dall’altra parte, dovevano sentirsi le grida dei carcerati e, ancor peggio, quelle dei condannati a morte (le forche sono proprio sotto il porticato che dà verso palazzo dei notai), il tutto insieme ad un gran traffico di persone che comprava e vendeva qualunque tipo di oggetto poiché proprio in questa piazza, per anni, si svolse il mercato cittadino.

Il pranzo è stato impeccabile, come sempre, alla Trattoria dal Biassanot (http://www.dalbiassanot.it/), in via Piella. Abbiamo scelto questo luogo non solo perché rappresenta quel genere di osteria vecchia bologna, struttura tipica del territorio, per l’ospitalità, la cucina e l’originalità dell’ambiente ma soprattutto per la posizione e il nome. Primo: l’osteria si trova in via Piella ed è proprio qui che si trova la famosa finestrella che, se aperta, mostra una suggestiva immagine del canale delle Moline.

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Il canale della Moline dalla finestrella di via Piella

 

In secondo luogo per il nome: i biassanot sono quelli che mordono la notte, quelli che tiran tardi, insomma.

Dopo pranzo, abbiamo fatto un breve passaggio in via Zamboni e Piazza Verdi, con l’intento di far conoscere, anche se non in maniera approfondita, lo storico cuore della zona universitaria.

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Piazza Verdi

 

Ci siamo poi affacciati alla piazza di porta Ravegnana e qui sono apparse, sì perché da via Zamboni bisogna proprio finirci sotto per vederle bene, le due torri, uno dei simboli della città. Lo spettacolo, unico per i nostri ospiti che non avevano mai avuto modo di vederle con lo sguardo del turista, ha suscitato una profonda meraviglia. Per il bolognese, che magari vi passa nei pressi ogni giorno per andare al lavoro, ormai non costituiscono più uno spettacolo per il quale emozionarsi, perché fanno parte dell’abitudine. Invece, vederle attraverso gli occhi di chi non le conosce è stato come rivederle sotto una luce nuova ed innamorarsi nuovamente di loro e con esse della città.

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La Garisenda e gli Asinelli: le due torri di Bologna.
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Osservando le due torri.

Abbiamo lasciato alla fine il gioiello dei gioielli, la visita alla Chiesa di Santo Stefano. Anzi, diciamo meglio, alle famose sette chiese.

Le parole non bastano a raccontarne tutte le meraviglie, ma siamo certe che qualche immagine possa fare molto di più.

Si è concluso dopo aver attraversato Corte Isolani questo viaggio.

Meraviglioso e sempre nuovo, sebbene questa sia la nostra città.

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Se ami qualcuno…portalo a Verona!    – 25/26/27 luglio 2014

Abbiamo fatto nostro per il titolo di questo articolo il motto della città, nota soprattutto per il suo essere cornice alla celeberrima storia d’amore fra Romeo e Giulietta. Ma Verona non è solo questo, certo. E’ anche arena, si dirà. E dire arena vuol dire romanità, grandezza, forza, gloria.

Ecco certo due validissime ragioni per visitare questo luogo, ma noi ne abbiamo trovato uno in più. Forse più nascosto, forse più particolare, ma di egual grandezza.

Negli anni fra il 1262 e il 1387, Verona fu governata da una fra le più importanti famiglie di signori d’Italia, i Della Scala, dei quali l’esponente più importante fu Cangrande. Non un uomo qualunque, questo è certo; ce lo conferma anche Dante che, mosso da sincera amicizia e ammirazione, abbia deciso di dedicargli il Paradiso.

Il percorso che abbiamo fatto è dunque partito da piazza delle Erbe, antico foro romano e cuore pulsante della città, che coi suoi importanti e bellissimi palazzi fa ben comprendere quale potesse essere la vita quotidiana nel medioevo e rinascimento in una città ricca e mercantile quale Verona era.

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Si è poi proseguito verso la piazza dei Signori, che, tra le meraviglie che contiene, cela anche qualche mistero che non mancheremo di rivelarvi. Qui si troveranno, tra gli altri, la Loggia del Consiglio e l’affascinante costola di cetaceo sotto l’arco che congiunge il palazzo della Ragione al palazzo dei Giudici.

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Il tour, breve per la distanza ma carico di contenuti, si è concluso con la visita della chiesa di Santa Maria Antica, vero e proprio gioiello in stile romanico, che conserva tracce delle sue origini longobarde e le attigue arche scaligere, le imponenti tombe monumentali, pienamente gotiche, dei Della Scala.

Siamo stati molto fortunati per il nostro tour, nonostante la giornata piovosa, il cielo ci ha graziato nelle nostre due ore insieme, sino a far uscire il sole!

Alla fine, come non concludere la nostra giornata con un bel pranzo all’Osteria al Duca? Cordialità, ottimo vino e cibo tradizionale hanno ben concluso la passeggiata, coccolando i nostri ospiti dopo le dolci fatiche della passeggiata nel cuore della città.

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La giornata si è conclusa con la visione della “Turandot” all’arena. Uno spettacolo sempre speciale ed emozionante.

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 Grazie Verona per questa bella esperienza. Speriamo di tornare presto con tanti altri ospiti da incantare con le tue bellezze!


 

Rimini 18-19-20 giugno 2014

 La nostra collaborazione con la Società Dante di Ginevra non poteva cominciare in modo migliore.

Abbiamo passato insieme tre bellissimi pomeriggi alla scoperta di una città unica nel suo genere.

Il primo giorno abbiamo accompagnato le nostre ospiti a conoscere la Rimini romana e, attraverso la scoperta dei suoi magnifici e ancora imponenti monumenti, abbiamo avuto modo di chiacchierare d’Italia, di cibo, di Emilia e Romagna, del numeroso patrimonio monumentale ancora presente nella nostra penisola, approfondire lo studio della nostra lingua e soffermarci in alcuni negozi tipici.

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Il secondo giorno siamo andate invece alla scoperta della Rimini rinascimentale, ammirando soprattutto i palazzi di piazza Cavour, custodi di numerosi tesori e del tempio Malatestiano. Quest’ultimo fu costruito nel 1447 da Sigismondo Pandolfo Malatesta, il più noto fra i signori della città, in onore della sua amata, Isotta degli Atti. Questo, oltre alla imponente facciata realizzata dall’Alberti, custodisce un crocefisso di Giotto degli inizi del XIV secolo ed il prezioso affresco di Piero della Francesca raffigurante Sigismondo.

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Piena di magia è l’area che circonda le pescherie vecchie, il centro di vita mondana nel Rinascimento. Per renderle più partecipi dell’atmosfera abbiamo proposto alle nostre ospiti un aperitivo da CUPRO, bar e fashion store ricavato da un’antica osteria del 1500.

Il percorso più affascinante però è stato forse quello dedicato al maestro Federico Fellini. Un excursus nel suo legame con la città attraverso testimonianze e luoghi speciali, che hanno segnato la sua infanzia e, inevitabilmente, il suo modo di fare cinema.

Passando attraverso il suo amato borgo San Giuliano, coi suoi murales e le sue casette dei pescatori e percorrendo la strada che porta fino al faro e alla Palata, abbiamo concluso il nostro itinerario al Grand Hotel, luogo intriso di memorie felliniane.

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Un punto di vista diverso dal solito, che ha permesso a chi ha partecipato al tour di fare la conoscenza con la vita più intima del regista e avere un punto di vista diverso, più completo, prima di vedere o rivedere i suoi film.

Nonostante i tre giorni intensi, la stanchezza è stata ripagata dalle bellissime cose che abbiam visto insieme e dalle scoperte che abbiamo fatto.

Continuano ad essere convinte che Rimini sia una città eccezionale e troppo spesso sottovalutata.

C’è davvero tanto altre oltre la spiaggia qui!

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